Vado per la mia strada…
24 Set, 2022

Due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta,

e questo ha fatto tutta la differenza.

Robert Lee Frost.

 

Navigo ancora in uno stato di incertezza,

sempre più chiaro è il non sapere,

sempre più forte il voler godere di ciò che c’è,

sempre più evidente l’inutile perdita di tempo dello star dietro a preoccupazioni mentali su qualcosa che riguardi il futuro,

sempre più vivida la sensazione di vivere l’attimo in tutta la sua intensità,

sempre più aperto il cuore all’Amore,

sempre più focalizzati gli occhi sulla Bellezza,

sempre più intenso il sentire profondo che aiuta a discernere la mia strada e a seguirla.

Eccomi, ci provo, a venire da voi.

A dirvi come sto, e questo l’ho già fatto, un po’, qui sopra.

A dirvi anche come sto ‘secondo i medici’. Beh, secondo loro sono in stato progressivo di malattia, ovvero la ricrescita che si era evidenziata già a fine maggio è continuata, a ritmi belli sostenuti e, quindi, serve operare il cervello per rimuovere tutta (o quasi) la massa e, successivamente, trattare con chemioterapia (la stessa sospesa a fine aprile 2021 per gli effetti molto tossici, che avevano provocato, oltre a tutto il resto, anche l’“addormentamento” del midollo osseo).

Secondo loro, se non seguirò tali indicazioni, tra max. 4 mesi (da settembre, data dell’esame, quindi a inizio gennaio 2023), starò esattamente come quando mi hanno preso ‘per un capello’ e operato, ad inizio febbraio 2021. Può essere, certo.

Del resto, il ‘ciccino’ (ora ho iniziato a chiamarlo così, visto che è un altro, diverso dallo ‘spicchietto di luna’, che invece è fermo là, dopo la regressione che dicevano ‘impossibile’) è effettivamente cresciuto parecchio (da 10mm a 48 x 42mm), anche qui, come da loro previsto.

Eppure, io sto ancora bene. Certo, come scrivevo nel precedente articolo, non è ‘come se nulla fosse’: un lieve mal di testa di tanto in tanto fa ‘capolino’, ma sono ancora nel pieno delle mie forze e della mia volontà.

Di nuovo, come la volta precedente, di fronte all’esito della RM, sono rimasta serena e tranquilla (per quanto, certo, un po’ sorpresa, visto che mi sentivo benissimo) e di nuovo, come la volta precedente, dopo la visita oncologica del 19/9, ho dovuto far passare qualche ora per ‘farmi scivolare di dosso’ l’odore e il senso di morte che le parole dell’oncologo mi hanno richiamato e trasmesso. Non perché la morte non abbia un buon ‘odore’, ma perché se uno ti dice che potrai morire a breve, tu CREDI, PENSI, SENTI, PERCEPISCI che potrai morire a breve.

Ci vuole un po’ per tornare a sentir-SI, per tornare a connettersi col proprio corpo (in assenza di suggestioni mentali che creino sintomi prima inesistenti) e con la chiara consapevolezza che la morte è parte della vita e che finché sei in vita vivi e, contemporaneamente, ti prepari anche a morire.

Ci vuole un po’ (c’è voluto di nuovo tutto il pomeriggio/sera, come la precedente volta in uscita dall’incontro col Neurochirurgo) a tornare a sentire che in realtà ‘io non so’, ‘nessuno di noi sa’ quando ‘scoccherà la sua ora’ e che non serve necessariamente una malattia ‘inguaribile’ per morire.

Inguaribile, sì. Deducibile questo, con non troppa difficoltà, dalle parole stesse dell’oncologo: ‘purtroppo non abbiamo finora trovato un farmaco in grado di curare questa tipologia di tumore’ (che poi la mia, per inciso e per chi se lo ricorda, non rientra neanche nella diagnosi che mi hanno fatto, ma rappresenta il 4° caso mondiale – il 1° al femminile- di una forma ancora ignota, in cui 2 cromosomi che dovrebbero essere soppressi permangono ‘vivi’).

Quindi: qualcosa dobbiamo pur fare!! Dicono, i medici che concepiscono la malattia come il nemico da annientare ad ogni costo, compreso l’atterramento del corpo in cui tale nemico si è insediato.

Ok. Quindi, io dovrei “ridonarvi” il mio corpo (e, con ‘lui’, la mia mente e la mia anima) affinché possiate fare qualcosa che sappiamo già non funzionerà (se non ritardando, comunque di poco, una nuova ricrescita) e destinare gli (eventuali) ultimi mesi della mia vita ad un letto (nel post operazione al cervello) e al dipendere da altri in tutto (nel corso della chemioterapia)?

Mmmmm, no…. La mia risposta, per ora, è, di nuovo: NO, grazie mille per la cortese proposta, ma al momento mi tengo il mio corpo così com’ è e vado avanti per la mia strada di sperimentazione di tutti i possibili metodi di guarigione e di autoguarigione che la mia persona può, per sua natura, intercettare e decidere di praticare.

A fine mese dovrei riuscire ad incontrare l’oncologo ‘illuminato’ che mi ha offerto un’alternativa alla chemioterapia, con piante medicinali e altre molecole (studiate nelle ricerche di psiconeuroendocrinoimmunologia), quali l’angiotensina (molecola che secondo le sue ricerche avrebbe potuto evitare parecchie morti per Covid-19). Accanto a questo, numerose altre forme di cura e di autoguarigione che magari racconterò nel dettaglio approfondendole in articoli ad hoc e che, in generale, coincidono con lo scorrere della mia vita attuale e rappresentano le situazioni in cui la mia coscienza si mette all’opera in modo attivo e/o si lascia attraversare e guidare da ciò che attorno a me si manifesta come metafora e simbolo di guarigione (che per me significa Bellezza, Armonia, Connessione e Beatitudine).

È chiaro che ricordo molto bene il decorso avuto dalla malattia negli ultimi 4 mesi precedenti all’operazione, pertanto se ne riconoscerò la sintomatologia (mal di testa persistente, buchi di memoria a breve termine, errori cognitivi e linguistici, senso di stanchezza progressivo che mi impediva di assolvere ai miei impegni, progressivo stordimento mentale e necessità di star distesa a lungo fino a non sentire più gli stimoli esterni ed interni), non escludo di riaprirmi verso soluzioni terapeutiche che al momento non riesco a contemplare e a sentire come parte del mio percorso di cura.

Per ora, continuo per la mia strada, che non so dove porta né cosa mi riserva, ma so che è la mia.

È la ‘mia’ non nel senso che mi identifico in essa in modo dogmatico (anche perché ‘è fatta della stessa sostanza dei sogni’ e parte dal principio del ‘non sapere cosa accadrà’), ma nel senso che è quella in cui posso (continuare a) sentire questa malattia come un dono, come un’opportunità, come una sfida per continuare a comprendere che cosa -quale profonda difficoltà interiore- il mio corpo vuole manifestare con essa, ad evolvere per essere pronta a qualsiasi scenario (specie per quelli inesplorati, visto che i già noti li ho attraversati e per ora non mi interessano, né mi ispirano alcunché).

Al momento non ho altro da aggiungere: osserverò ciò che accade nel mio corpo, nella mia mente e il modo in cui la mia coscienza si muove e reagisce a questo e prenderò decisioni solo quando sarà necessario prenderle, senza ‘far finta di nulla’, ma anche sì, ovvero continuando a vivere la mia vita insieme a questa malattia che va per la sua strada, tanto quanto me che spero di poterla re-incontrare presto sui miei passi e poterla conoscere sempre più a fondo per fare ciò che è in mio potere per trasformarla ‘da maligna in benigna’.

Lascio qui di seguito – per chi vorrà- alcuni aforismi di Sri Aurobindo, selezionati con cura per me da un amico quest’estate e un paio di estratti dalle Conversazioni di Mère (sua compagna spirituale), esemplificativi della mia visione (pratica) attorno alla salute e alla malattia. Questi sono per me di ispirazione (lo erano anche prima di conoscerli e di riconoscermi nei loro scritti) e a questi aspiro, pur sapendo che il risultato finale (che non è la guarigione, ma una vita piena e degna fino all’ultimo respiro) non dipende solo da me, ma che senza la mia volontà, il mio coraggio ed amore non potrà certo darsi…

Sri Aurobindo – Aforisma n. 135 – Ogni malattia è un mezzo per giungere ad una nuova gioia di salute, ogni male, ogni dolore, una preparazione della Natura per un bene e una beatitudine più intensi, ogni morte, un’apertura su una più vasta immortalità. Perché e come debba essere così, questo è il segreto di Dio che solo l’anima purificata dall’egoismo può penetrare.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 382 – Per quasi quarant’anni, dietro l’apparenza di un’ottima salute, fui di costituzione debole; ebbi continuamente piccoli e grandi mali e presi questa maledizione come un fardello impostomi dalla Natura. Quando ebbi rinunciato all’aiuto delle medicine, le malattie incominciarono a lasciarmi come parassiti delusi. Solo allora capii quale forza poderosa fosse la salute naturale in me e quanto ancor più forte fossero la Volontà e la Fede che vanno oltre la mente e che Dio aveva voluto come sostegno divino della nostra vita nel corpo.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 386 — Le malattie si prolungano senza necessità e finiscono con la morte più spesso di quanto sarebbe evitabile, perché la mente del malato sostiene la malattia del corpo e la aggrava.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 388 – Il medico lancia una droga sulla malattia: a volte colpisce il segno a volte lo manca. I colpi mancati non vengono presi in considerazione; i colpi messi a segno vengono preziosamente tesaurizzati, contati ed eretti a sistema per farne una scienza.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 389 – Ridiamo del selvaggio perché ha fede nello stregone guaritore, ma in che misura l’uomo civilizzato, con la sua fede nei medici, è meno superstizioso? Il selvaggio constata che ripetendo un certo incantesimo, spesso guarisce da una certa malattia: ha fiducia.  Il malato civilizzato constata che somministrandosi un rimedio secondo certe ricette, spesso guarisce da una certa malattia: ha fiducia. Dov’è la differenza?

Sri Aurobindo – Aforisma n. 391- Non sono tanto le medicine che guariscono quanto la fede del malato nel medico e nelle medicine. Questi e quelle sono grossolani surrogati della fede spontanea nel nostro potere personale che essi stessi hanno distrutto.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 392 – Le epoche più sane dell’umanità furono quelle in cui c’erano meno rimedi materiali.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 393 – La razza più robusta e più sana che Tutt’ora esiste sulla terra è quella dei selvaggi dell’Africa; ma quanto tempo potranno restare sani e forti una volta che la loro coscienza fisica sarà stata contaminata dalle aberrazioni mentali delle razze civili?

Sri Aurobindo – Aforisma n. 400 — L’uomo un tempo era naturalmente sano e potrebbe tornare a questa primitiva condizione se solo glielo permettessimo; ma la scienza medica perseguita il nostro corpo con innumerevoli farmaci e assale la nostra immaginazione con orde voraci di microbi.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 403 — Ci vorrà molto tempo perché l’autoguarigione sostituisca la medicina, per la paura, la mancanza di fede in sé stessi e l’innaturale fede nelle medicine che la scienza medica ha instillato nel nostro corpo e nella nostra mente, facendone la nostra seconda natura.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 404 – La medicina è necessaria ai nostri corpi ammalati solo perché essi hanno imparato l’arte di non guarire senza medicine. Ma anche così, ci accorgiamo spesso che, per guarire, la Natura sceglie proprio il momento in cui i medici hanno perduto ogni speranza di salvare la vita.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 406 – La scienza medica è, per il corpo umano, come un grande Potere che indebolisce con la sua protezione uno Stato più piccolo, o come un ladro caritatevole che atterra la sua vittima e la crivella di colpi affinché questa possa consacrare la vita a guarire e a curare il suo corpo distrutto.

Sri Aurobindo – Aforisma n. 407 – Le medicine spesso curano il corpo quando non fanno solamente guai o lo avvelenano, ma solamente se il loro attacco fisico contro la malattia è supportato dalla forza dello spirito; se questa forza può essere fatta lavorare liberamente, le medicine sono da subito superflue.

 

Mère, Conversazioni-

24 Febbraio 1954

…anzitutto, siete coscienti delle vostre cellule fisiche, delle loro funzioni, delle loro attività, del loro grado di ricettività, di ciò che in esse è in buono stato e di ciò che non lo è? Potete dire con certezza, quando siete stanchi, perché siete stanchi? Quando avete un dolore qua o là, sapete dire: “Ho male per questo e quest’altro motivo?”  Perché vi precipitate dal medico? È perché vi illudete che il medico sappia, meglio di voi, vedere che cosa succede nel vostro corpo – il che non è molto ragionevole ma, insomma, è un’abitudine! Chi di voi è capace di guardare dentro di sé in modo abbastanza preciso tanto da sapere esattamente che cosa è fuori posto, perché e come è andato fuori posto? E si tratta qui soltanto di fare un lavoro di constatazione; dopo, occorre saper fare ciò che è necessario per rimettere tutto a posto – e questo è ancora più difficile.

Ebbene, questo è l’abc della trasformazione del corpo.

5 maggio 1954

Vi è un momento in cui ci si rende conto che l’effetto delle cose, delle circostanze, di tutti i movimenti e di tutte le azioni della vita sulla coscienza, dipende quasi esclusivamente dal nostro atteggiamento di fronte a queste. Vi è un momento in cui si diviene abbastanza coscienti da rendersi conto che le cose di per sé non sono né buone né cattive: lo sono soltanto ai nostri occhi; il loro effetto su di noi dipende in modo assoluto dall’atteggiamento che abbiamo nei loro confronti. La stessa, medesima cosa, se la prendiamo come un dono di Dio, come una grazia divina, come l’effetto dell’Armonia totale, ci aiuta a divenire più coscienti, più forti, più veri, mentre se la prendiamo (esattamente la stessa circostanza) come un colpo infertoci dalla sorte, come una forza cattiva che vuole farei del male, ci sentiamo sminuiti, appesantiti, senza più coscienza né forza né armonia. Eppure la circostanza è identica … Vorrei che ognuno di voi facesse questa esperienza, perché, una volta fatta, si diventa padroni di sé stessi. Non solo padroni di sé ma, per quel che vi riguarda, anche padroni delle circostanze della vostra vita. E ciò dipende esclusivamente dall’atteggiamento che prendete, non è un’esperienza che avviene nella testa. Inizia lì, ma è un’esperienza che può verificarsi nel corpo stesso. Al punto che… e questa naturalmente è una realizzazione che richiede molto impegno, molta concentrazione, una grande padronanza di sé, di coscienza spinta fin nella materia, con il risultato che, secondo il modo in cui il corpo riceve gli urti dall’esterno, l’effetto può essere diverso. –E se arrivate a una perfezione in quel campo, allora potete dominare gli avvenimenti. Spero che ciò avvenga. È possibile. Non solo è possibile, ma certo. Questo è solo il primo passo. Cioè quel potere che avete – già pienamente, formidabilmente realizzato nella mente – quel potere dunque d’agire sulle circostanze – al punto che la loro azione su di voi può cambiare completamente – quel potere può scendere nella Materia, nella sostanza stessa, nelle cellule del corpo, e dare così quello stesso potere al corpo nei confronti delle cose che gli sono intorno.Questa non è una fede, è una certezza che viene da un’esperienza. L’esperienza non è totale, ma c’è. Essa vi apre degli orizzonti, è la strada, è un passo sulla strada che porta alla realizzazione. E la conclusione logica è che non esiste niente d’impossibile.Siamo noi a porre dei limiti. Ripetiamo sempre: … “Questa cosa è impossibile; quella è impossibile; questa non si può fare; quella non si può fare; sì, questa sì, è vero, è fattibile, è stata fatta, ma quella no, non è possibile». Siamo noi a rinchiuderci come schiavi nella prigione dei nostri limiti, di uno stupido buon senso, ottuso, ignorante, che non sa niente delle leggi della vita. Le leggi della vita non sono affatto quelle che credete, né quelle che gli uomini più intelligenti credono. Sono tutt’altra cosa. Ma basta un passo, soprattutto il primo passo sulla strada … e allora cominciamo a rendercene conto.

[In foto, “Me stessa” camminante sulla propria strada, Porto Caleri (Ro), 14.09.2022]