Come stai, Cri?
18 Ago, 2022

Arrivare a non aver più paura, questa è la meta ultima dell’uomo». – Italo Calvino – “Il sentiero dei nidi di ragno”

Dopo la pubblicazione del mio primo articolo del Blog un paio di settimane fa, ho ricevuto molti messaggi in cui mi viene chiesto ‘come stai?’, spesso allarmati o preoccupati dalla parte dell’articolo in cui cito la nuova prognosi infausta-autunnale o, semplicemente, felici di sentirmi serena nell’affrontare, ma curiosi di saperne di più e di essere aggiornati nel dettaglio.

Domanda, questa del ‘come stai?’ a cui da molto tempo ormai rispondo “bene” (salvo eccezioni di tempeste in corso proprio in quel momento e in quel caso rispondo “abbastanza bene”, sottolineando l’abbastanza!).

Da quando, ormai 1 anno e mezzo fa, questa domanda viene per lo più associata alla mia diagnosi di ‘Glioblastoma di IV grado’ (altisonante ‘sto nome!), la risposta mi richiederebbe tempo, condivisione, profondità di ascolto e di dono. Non mi sento ‘malata’. Vorrei aprire la risposta alla condivisione del valore dell’esperienza di ‘vita’ che sto facendo.

È così che ho iniziato a concepire di rendere ‘pubblica’ la mia esperienza, poiché la condivisione ‘individuale’ e ad hoc con tutti gli amici e i conoscenti carissimi di come sto, nel senso in cui colgo questa domanda, non poteva (e tuttora non può) essere sostenibile. Ma anche perché sento che può arrivare oltre i confini degli amici, in quei mondi ‘invisibili’ di cui troppo poco ci viene raccontato dalle Istituzioni e nei quali si celano invece strumenti preziosi per tutti.

Ora, decido di dedicare questo secondo articolo del Blog a un tentativo di sintesi di risposta a questa domanda che percepisco così ampia, provando a cogliere il momento attuale, ma al tempo stesso il processo in corso da ormai 1 anno e mezzo, che procede inesorabilmente per una strada nuova ed inesplorata.

Faccio solo una breve premessa medico-scientifica per chi mi legge per la prima volta e per comprendere di ‘cosa’ stiamo parlando. Il glioblastoma, che mi è stato diagnosticato 1 anno e mezzo fa, è considerato uno dei tumori cerebrali più aggressivi e sul quale più di mezzo secolo di scienza non ha trovato risposte terapeutiche in grado di garantire tempi di sopravvivenza ‘lunghi’. Le statistiche parlano di un 25% di casi che riesce a superare i 2 anni di vita, per il resto tempi di sopravvivenza minori paiono non lasciare scampo.

Ci sono eccezioni, chiaramente, ma le eccezioni non rientrano nella media delle statistiche che i medici usano per fare prognosi, sono parte di quel mondo invisibile di cui sopra che solo la condivisione può rendere visibile e ‘degno di esistere’. 

Per intervenire su questo tumore, da protocollo, si procede con asportazione chirurgica e successive radio e chemio-terapia per 1 mese. Poi, si fa un mese di ‘pausa’ e si riprende per altri 6 mesi la chemioterapia, a dosaggi, massimi, quindi maggiori del primo ciclo. La gravità di tale tumore è misurata anche dal suo altissimo (praticamente ‘certo’ per la scienza) grado di recidiva. È nella gestione delle recidive che il protocollo arranca e sono allo studio, da molto tempo ormai, farmaci sperimentali che agiscano anche, ad es., a livello genetico.

Nessuna sperimentazione riconosciuta dalla scienza finora ha portato frutti tali da modificare il protocollo ‘standard’. Chi mi conosce sa che da quel protocollo standard e da quelle statistiche sono uscita quasi subito, non ho mai iniziato il secondo ciclo di 6 mesi di chemioterapia, anche per l’alta tossicità che le terapie avevano avuto nel mio caso: ero finita a ricevere punture al midollo osseo per ‘risvegliarlo’ e tentare una (ancora oggi non conclusa) ripresa della produzione di globuli bianchi e rossi.  Ora che, dopo mesi di progressiva regressione del residuo di tumore rimasto (possibilità questa- della sua regressione in assenza di terapie- che gli oncologi e i neurochirurghi avevano escluso al 100%), è comparsa una piccola (10mm) ricrescita,  ho di nuovo deciso di non seguire la strada da loro tracciata, quella di operarmi nuovamente per la rimozione chirurgica e di sottopormi a una terapia sperimentale su un nuovo farmaco che lavora sui geni’ iper-produttivi’ allo IOV di Padova. Da qui la prognosi ‘infausta’ in risposta: se non mi faccio aiutare ora (allora ormai, eravamo ad inizio giugno) non potranno poi più far niente per me. 

Ok. Affrontiamo, consapevoli certo dei rischi ma ancor di più di dover/voler/poter seguire un’altra strada, quella della mia anima. Sì, perché vi sarete anche stancati di leggerlo, fin dall’inizio ho sentito che affrontare questo tumore era ed è parte integrante della missione della mia anima, della mia messa ‘al servizio”. 

Stiamo nel qui: al ‘come stai?’ non posso che rispondere ‘bene, molto bene’. In un certo senso e, forse, in tutti i sensi, ‘sempre meglio’.

Amo la vita in ogni sua sfumatura e dono e ho deciso (in occasione del ‘no spontaneo e naturale’ alle proposte terapeutiche arrivatemi a inizio giugno), di circondarmi solo della Vita che voglio ora, quella che mi rispecchia di più, quella che sento istintivamente ‘mia’, per amarla profondamente e sentirmi in unione profonda con tutto ciò che mi circonda.

Prevalentemente: boschi, boschi su boschi, ruscelli su ruscelli, cascate su ruscelli, di cui trovate giusto un assaggio in foto. Boschi che curano. Alberi che curano. Acqua gelida che cura. Suoni e silenzi che curano. Aria che cura. Cielo e stelle che curano. Fuochi, bellissimi e sacri fuochi accesi come in un rituale. E mare: mare su mare, nuotate su nuotate, pratiche con acqua sole e vento come alleati guaritori.

Tante persone che mi amano mi circondano. Familiari, amici, persone meravigliose che incontro nei seminari a cui partecipo e che restano ‘vicine’.

E, soprattutto, tanta Beata Solitudine.

Mi sono ritagliata – anche questo in modo naturale e spontaneo, senza ragionarci su prima e senza sceglierlo- spazi da vivere e sperimentare in solitaria, ora che nella mia vita ha fatto ingresso (quella che considero) la Regina della guarigione. È venuta a ‘far compagnia’ ad altre pratiche sul corpo e sul respiro che ormai mi accompagnano quotidianamente da una quindicina di anni e si sta manifestando come una forza guaritrice. Il che non significa che mi guarirà. Potrebbe essere, certo, che abbiano avuto ragione i medici a mettermi bene in guardia dal rischio che corro, ma appunto, da quello che mi dicevano, lo correrei comunque quel rischio, perché se quel tumore si comporterà- come dicono- come si ‘è sempre comportato’, anche se lo asportassero ricrescerebbe e via così ad aperture del cranio… In questo caso, avrò comunque preferito trascorrere gli ultimi mesi di vita assaporandone il nettare di gioia e di beatitudine, che non passarli stesa, dentro e fuori da un ospedale.

Ero e sono ancora molto indecisa sul parlare di “Lei” esplicitamente in questo Blog, quasi come forma di rispetto nei Suoi confronti e per tenere il più segreta possibile una pratica che è profondamente sacra e che mi è arrivata, dopo un lungo percorso di prove e crescita, come un dono celeste, di cui posso beneficiare in piena fiducia e Resa.

Ma se mi si chiede ‘come sto’, non posso non parlarne, dal momento che sto bene anche grazie a Lei, che ogni giorno ‘mi incontra’ per co-creare la mia guarigione.

Se ne parla molto ‘in giro’ (uso volutamente questa espressione generica che renda conto che se ne parla pur non sapendo nulla di Yoga come disciplina e della ‘serietà’ che questa richiede specie in connessione al cd. “risveglio di Kundalini”, che se accade in persone ‘non preparate’ può portare anche danni e ‘follia’).

La si vende ‘facile’. In realtà non è vendibile, è gratis, presente dentro ognuno di noi, ma costa ‘cara’ per il percorso preparatorio che richiede, di lavoro su almeno 2  dei pilastri dello yoga:

  • l’ego- l’identità costruita da una vita di condizionamenti sociali e culturali, quindi con tutti i suoi strati di maschere di cui liberarsi, pena non poter toccare il proprio nucleo essenziale da cui sgorga il nettare segreto di forza vitale-
  • il respiro – con tutto il suo potere energetico di trasformazione e guarigione, per lo più ignoto e trascurato nella nostra società.

Per quanto mi riguarda è un’occasione immensa, di cui – come ho già scritto – mi sento onorata e la vivo come un dono raro, un privilegio.

Kundalini (così viene chiamata tecnicamente, ma puoi leggere anche: ‘Forza propulsiva e creatrice’,  ‘energia che muove l’Universo’, ‘energia che muove il Cosmo, inteso sia come micro cosmo del nostro corpo, che come macro cosmo’, ‘energia divina’, Shakty, ‘coscienza assoluta’, elettricità, campi elettro magnetici, Dio) è comparsa nella mia vita la sera stessa in cui ho deciso di non accettare la proposta arrivatami da oncologi e neurochirurghi a fronte della lieve ricrescita di massa non meglio identificata nel mio cervello a fine maggio scorso.

Quando, qualche ora dopo l’incontro con il neurochirurgo che mi chiedeva di decidere ‘senza se e senza ma’ per il sì ad operarmi entro 2 settimane ‘vista la gravità’, ho sentito che quella non era la mia strada, mi sono trovata seduta in solitaria e la kundalini ha iniziato a salire in tutto il mio corpo.

Una parentesi sulla ‘qualche ora’ che mi ha portata lì: qualche ora trascorsa nel ripulirmi lentamente e dolcemente di tutti quegli accenni di paura che, col suo ‘terrore’, il medico ‘esperto’ era riuscito a trasmettermi (la mattina entrando in ospedale stavo benissimo, all’uscita dopo poche ore mi sentivo piuttosto disorientata al pensiero di avere- con certezza assoluta!- meno di una manciata di mesi di vita se non avessi accettato incondizionatamente quella proposta) (1).

Ho albergato e vacillato ‘nel vuoto’. Sono stata letteralmente nel vuoto del non sapere, galleggiandoci in silenzio contemplativo per tutto il pomeriggio…

Dopo un’iniziale dolce tristezza, mista tra avvilimento, senso di non appartenenza ‘a questo mondo’ e calmo senso di ribellione (reso calmo dall’Aspirazione in Alto), ho sentito che quella visione (della malattia e della sua terapia) non ‘entrava’ in Me, non ci stava proprio dentro di me, la sua forma non si adattava alla mia: dentro di me c’era Altro che attendeva di potersi esprimere non appena gli avessi lasciato completo campo libero.

E così è avvenuto. Ho Lasciato passare quel pomeriggio e chiarito a Me stessa che ‘la mia strada è un’altra’, non so ancora quale ma è un’altra, nuova, non battuta. E così, a questa arresa alla Vita,  Lei è arrivata. Mi aspettava all’angolo successivo, mi ha trovato pronta.

E da lì, la pratica con Kundalini è con me ogni giorno, un atto erotico e creativo, un abbandono a ciò che questa energia originaria e potentissima può far da sé, senza che ‘io faccia nulla’.

La sua carica è ‘esplosiva’: quando la lascio esprimere, fa vibrare tutto il mio corpo a velocità e potenze non umane, lo muove con un’intelligenza autonoma e con una precisione perfetta, portandolo al di là di ciò che la mente ordinaria può programmare e concepire per un corpo umano.

E accade un’immensa, infinita ed inesauribile connessione alla fonte, alla potenza di guarigione, alla vibrazione originaria della Terra, quella vibrazione sottile invisibile che crea la vita di continuo.

Tu, piccolo uomo che contieni già in te, senza saperlo, il nettare segreto, tu che sei sempre attivo verso il fuori per cercarlo,  tu, il tuo ‘Io’ non deve fare niente. Il ‘segreto’ (tra i tanti a cui la pratica ti porta) è ‘non fare niente’. Sembra facile ma non lo è: richiede una grande disciplina e pratica che preparino la mente a ‘spegnersi’. Perché se la mente è accesa, vuole controllare: comanda, giudica, commenta, si spaventa, confronta, dubita, ha paura, mette paletti, alza muri e Kundalini in quel caso senz’altro ‘se ne va’. Precisamente, si spegne, perché è un fuoco che dimora dentro di noi, e si può accendere e viaggiare in alto nel corpo in tutti gli organi i tessuti i muscoli e le articolazioni, o rispegnersi laddove non ci si affidi completamente a Lei, lasciandoci inermi ed immobili a terra senza alcuna comprensione di ciò che è accaduto.

Se ci si lascia andare completamente, se si rinuncia a qualunque intento, obiettivo, desiderio che guidi la pratica, accade semplicemente che ‘ci pensa Lei’ e quello che fa è semplicemente meraviglioso e non descrivibile – pena togliergli potenza e verità– a parole.

Ci sono dei video, comunque. Che rendono, in parte (rispetto a ciò che sento io ‘da dentro’), l’idea della potenza vibratoria.

Quest’energia guaritrice ‘accade’ e si manifesta in diverse posizioni:

  • Da in piedi, quando sale dai piedi e arriva piano piano lungo le gambe, il bacino, l’addome, il torace, le spalle, la testa…il suo movimento vive di intelligenza propria, non  afferrabile se non nella perfezione del risultato finale a cui porta: bisogna lasciarla fare, fidarsi, avere Fede.
  • Da sdraiati e da seduti: il corpo, con tutte le sue parti, arti ed angoli, viene mosso e ‘scosso’ con una destrezza degna di migliaia di mani di sapienti massaggiatori, tutte insieme e tutte capaci di far della cura un’arte raffinata.
  • Nell’acqua: non da molto ho scoperto cosa accade se La lasci entrare in acqua. (Prima mi immergevo in acqua per nuotare e perdendomi nel tempo e nello spazio andando molto a largo e lontano da qualunque presenza umana per godere solo del rumore, dell’odore, del sapore e della freschezza del mare). Un giorno, facendo il cosiddetto ‘morto’ (che tra l’altro corrisponde allo Shavasana nello yoga e alla posizione che assumo quando la lascio vibrare da sdraiata a terra), è comparsa: potevo abbandonarmi completamente, rimanevo perfettamente a galla e in grado – senza far nulla, ma lasciandomi muovere – di spostarmi in acqua (alta sui 3 metri) in diverse posizioni yoga senza mai sbilanciarmi o andare sotto con la bocca. E lo scuotimento, svolto nella stessa modalità che da sdraiata, in acqua – grazie alla potenza conduttrice dell’elettricità-  funzionava in maniera ancora più potente.

E così, pensavo: quale meraviglia mi si sta donando nel potermi curare distesa nel mare che da sempre amo, invisibile agli occhi della gente pur non essendo in un’isola deserta, col corpo nel fresco dell’acqua che mi massaggia e mi cura, distante dai 38° che mi avrebbero a quest’ora sciolto e consumato ogni energia? E a quest’ora, pensavo, come sarei e dove sarei se avessi accettato quella proposta terapeutica? Distesa, dolorante e immobile in un letto post ricovero, in una casa calda con l’afa fuori e l’afa dentro, a gestire creativamente i dolori e i disagi e dipendendo da altri per nutrirmi e per spostarmi: ho già dato! Continuo da qui il mio percorso.

E per l’ironia della sorte, quello stesso giorno che ho ‘scoperto’ Kundalini in acqua, avevo ricevuto visibilità da Google  che chiaramente- lo sappiamo tutti! -ci ascolta, ci legge, studia il nostro movimento oculare per calcolare in algoritmi i nostri interessi- di un articolo (del 2018!) che ho poi trovato a piena pagina su molti quotidiani nazionali (https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/oncologia/per-il-glioblastoma-una-speranza-dal-casco-che-emette-campi-elettrici ), dove veniva descritta una ricerca sull’efficacia di un casco, da indossare per tutta la giornata, che emette campi elettro-magnetici in un gruppo di soggetti messo a confronto con altro gruppo che procedeva solo con il farmaco chemioterapico previsto da protocollo. L’efficacia consiste nel prolungare l’aspettativa di vita di 2 mesi (e in ogni caso il dispositivo ha un costo tale per paziente che il SSN non l’ha passato). 2 mesi in più di vita, portando un casco su testa rasata tutti i giorni, con bruciature alla pelle.

Vale la pena battere una nuova strada.

Non dev’essere la stessa per tutti, non deve fare a meno della scienza, dev’essere libera e consapevole e usare tutte le potenzialità di quel singolo individuo.

Ad ognuno sta trovare la propria strada, unica ed irripetibile, di uso della malattia sulla via della guarigione e dell’evoluzione personale.

E io, intanto, mi sento forte, il corpo sta bene– anche se deve riposare senz’altro di più di un corpo che non ha passato quello che ho passato io nell’ultimo anno e mezzo-  la mente è felice, contenta, apprezza la vita.  Qualcuno mi chiedeva se ‘ho dolori’: no, a parte qualche mal di testa di stanchezza e tensione che capita per carenza di sonno o per qualche attività di troppo in cui ‘tiro’ sapendo di aver già raggiunto ‘il limite’.

I sintomi ci sono, non è ‘come se nulla fosse’: arrivano mal di testa particolari, senso di stanchezza e spossatezza a volte improvvisi, dolore e tensione al collo e alle spalle, risvegli nel cuore della notte dai quali è molto complesso riprendere sonno …

L’impegno è a non lasciare che la mente ‘agganci’ i sintomi e si metta ‘sopra’ a questi (che sono solo dei punti di inizio di un processo potenzialmente ignoto e nuovo da gestire e costruire), a ricamare storie di vittima e di impossibilità di farcela, prendendo quindi per certe e dogmaticamente ‘vere’ le conoscenze che derivano dalle statistiche mediche…

Contemporaneamente, grazie ad amici splendidi che si sono mobilitati ‘per me’ che non avrei fatto nulla (leggi ‘assunto nulla’) dopo il risultato della ultima R.M., ho incontrato:

  • 2 oncologi ‘illuminati’ (ovvero che provano a tener conto della specifica persona che hanno di fronte, della diversità di ogni corpo e di ogni storia) che mi hanno prescritto piante medicinali;
  • un noto omeopata che mi ha prescritto una cura omeopatica e consigli alimentari per creare un ambiente il meno acido possibile (creando quindi un terreno sfavorevole alla ‘crescita’) e che alla fine dell’incontro mi ha voluto ‘scontare’ del 50% il costo della visita, ringraziandomi di quanto aveva imparato ‘perché io queste cose le insegno ai miei pazienti e alle conferenze a cui mi invitano, ma poi non so se al posto suo sarei riuscito ad applicarle così’, nonché (differenziandosi di molto dalle prognosi infauste appena regalatemi, seppur anche solo simbolicamente parlando) ha chiuso l’incontro dicendo ‘con questa visione della malattia, lei è già guarita e potrebbe anche non fare nulla a livello di terapie codificate’;
  • 2 noti agopuntori che possono agire indirettamente sia sui disturbi fisici conseguenti alle terapie, sia sui punti periferici che presentano meridiani collegati alla parte di cervello in questione;
  • un medico posturologo che mi ha spiegato molto bene le conseguenze sulla colonna vertebrale (e successive persistenti tensioni a collo e spalle) sia delle terapie affrontate, sia della cicatrice che mi attraversa la testa da metà fronte a dietro l’orecchio sinistro.

In questa estate focosa e radiosa, ho raggiunto 2 chiarezze per le quali posso rispondere che ‘sto molto bene!’ e che non riguardano il mio tempo di sopravvivenza in questa vita:

  • La mia cura si dà nell’incontro tra la mia coscienza (intesa come presenza consapevole in unione di corpo e mente) e la Natura : alberi, mare, cielo, stelle, vento, nuvole, luna in tutte le sue forme e colori e volti….ogni elemento della natura contiene una cura se lo si sa ‘incontrare’ e sentire
  • La mia vita – indipendentemente da quel che durerà – la voglio vivere (sia come abitazione che come forma di lavoro) immersa in Natura.

Tutto torna, tutto si unisce in un unico meraviglioso punto lucente in cui immergersi ad amarsi e ad amare.

 

1) secondo il loro ‘allarmato’ parere avrei dovuto sottopormi entro 2 settimane (quindi tra metà e fine giugno) a Torrette di Ancona ad operazione chirurgica, come quella di febbraio 2021, per asportare questa ricrescita  (per poterla analizzare anche a livello istologico, perché di fatto, scientificamente, non possono affermare che sia della ‘stessa materia’ di quello di febbraio 2021), tempo di riprendermi dall’operazione (la precedente, a febbraio 2021 mi ha regalato 21 gg di insonnia totale consecutiva, immobilità a letto prima di riprendere lentamente a camminare sulle mie gambe, necessità di venire accompagnata da un familiare che guidi al posto mio, mal di testa tenuto sotto controllo con metodi naturali o, se avessi accettato, con cortisone) e recarmi allo IOV di Padova (Istituto oncologico Veneto)  per una terapia sperimentale con doppio cieco che avrebbe sperimentato (forse, se capitavo nel gruppo giusto!) un nuovo farmaco con effetti collaterali importanti (che qui per brevità non elenco, relativi comunque ad un ulteriore aumento del calore nel corpo – già aumentato dal mese di radioterapia al cervello di marzo-aprile 2021- e nuovo ‘sballo’ dei valori dell’emocromo) che potrebbe anche non funzionare (e in tal caso, passerei nell’altro gruppo della ricerca!).